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TARGET 103/2018: IL VALORE DELLA MEMORIA

Come ogni anno, si è celebrata il 27 gennaio la giornata della Memoria, istituzionalmente dedicata a quell’abominio che fu l’Olocausto e ai milioni di ebrei, zingari, disabili, omosessuali che furono prima perseguitati, poi deportati nei campi di concentramento e infine sterminati secondo un preciso, metodico e orrendo piano.

È difficile pensare che sia stata la mente umana a partorirlo e portarlo avanti, così come –ancor di più- si stenta a credere che se uno fu il folle ideatore della teoria della supremazia della razza ariana, centinaia, migliaia furono invece le persone che vi aderirono, dando sostegno a un dittatore e alle sue politiche xenofobe e persecutorie, rendendosi complici non per salvarsi, non per non venire a loro volta puniti, bensì per reale convinzione di essere nel giusto e perseguire un’ideale corretto sotto ogni punto di vista: morale, etico, sociale, economico. Una pulizia etnica voluta da un dittatore, messa in atto dai suoi gerarchi, sostenuta da gente comune.

27 gennaio, giornata della Memoria: a ottant’anni esatti dalla promulgazione delle leggi razziali in Italia, il Presidente della Repubblica Mattarella manda un messaggio chiaro e inequivocabile (…), reso ancor più forte dalla nomina a Senatrice a vita di Liliana Segre, deportata ragazzina in un lager, miracolosamente scampata alla prigionia e dedita da anni a tramandare alle giovani generazioni l’importanza della Memoria (…).

Ma passata l’ondata emozionale legata alla ricorrenza, alle celebrazioni, alla presenza nelle vetrine dei negozi di libri che parlano dell’Olocausto o al passaggio in TV di film e documentari sul tema, cosa realmente resta della Memoria? Qual è il suo valore reale nel quotidiano? Cosa traiamo da essa, da quel che è stato, da una delle pagine più buie della storia dell’umanità e dal ripetere, anno dopo anno, “Mai più!”? (…)

Cosa sta succedendo al nostro Paese? Passiamo dal “mea culpa” quando il calendario segna il 27 gennaio, condannando senza appello la xenofobia folle e assassina, al pensarci come appartenenti a una razza e a una cultura superiore in tutto e per tutto e da difendere con ogni mezzo, (…). Soprattutto ci sarebbe da chiedersi cosa c’è davvero sotto il fomentare continuamente la paura, la diffidenza verso quel che non si conosce ed è diverso. Varrebbe la pena di prendere in considerazione che veicolare l’attenzione, la rabbia e lo scontento sociale –legittimi, visti il non facile periodo storico- su un presunto colpevole è molto più semplice che dover trovare soluzioni reali e concrete alle tante problematiche del Paese.

Convogliare nel debole, nel diverso, nell’estraneo la causa di tutti i mali e farlo divenire il pericolo da cui difendersi per avere una società migliore, con più rosee prospettive economiche, maggior sicurezza e agiatezza è esattamente ciò che il Fascismo ha fatto ottant’anni fa, non portando con sé reali soluzioni a un Paese provato dalla prima guerra mondiale e che è stato anzi trascinato in un secondo conflitto e lasciato poi in macerie. (…)

Nessuno nega i problemi sociali che affliggono tanto i piccoli centri che le grandi città, il malcontento della gente, la scarsità di lavoro, prospettive e stabilità, la mancanza di sicurezza e la mal gestione di quello che viene definito fenomeno se non addirittura emergenza, ossia l’afflusso di migranti nel nostro Paese senza che vi siano strutture adeguate, un valido percorso di accoglienza e integrazione. Nessuno nega che una situazione del genere è simile a una bomba a orologeria ed una convivenza serena e reciprocamente rispettosa sia spesso solo un’utopia.

Ma siamo certi che la colpa sia totalmente di chi arriva? (…).

Ricordare quel che è stato non solo in occasione di una ricorrenza, ma ogni giorno, nel quotidiano, di fronte a ogni fatto che possa anche lontanamente ricordarci ciò che l’indifferenza, l’accanimento, un’ideologia folle fondata sul nulla hanno provocato e per cui non esitiamo a provare orrore e biasimo, dovrebbe aiutarci, oggi più che mai, a non vedere in chi è più debole di noi un nemico, un colpevole a priori, affinché il ripetuto “mai più” diventi un “non di nuovo”.

Leggi l’articolo completo.

A seguito dei fatti accaduti in questi giorni, invitiamo a leggere il comunicato stampa di Emergency.

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AFGHANISTAN SENZA PACE

Kabul, 27 Gennaio: esplode un’ambulanza vicino a un checkpoint, in un’area molto affollata. Almeno 95 sono stati i morti e più di 150 feriti. L’ospedale di Emergency ha lavorato incessantemente per ore, dividendosi tra il pronto soccorso e le sale operatorie, ricevendo 131 feriti: una delle peggiori mass casualty di sempre. Scriveva il giorno seguente Giorgia, la coordinatrice dell’ospedale: “C’è una grande tristezza per queste persone, per questo popolo. Dei feriti arrivati ieri due sono in condizioni gravi. E poi sono arrivati altri feriti anche oggi: una donna con una gamba da amputare, un ragazzo con 4 pallottole nel femore e u bambino ferito al torace”.

Tutto questo a solo pochi giorni dall’attacco subito da Save the Children, nella sede di Jalalabad, durante il quale alcuni membri dello staff sono stati uccisi e molti altri feriti.

Anche lo staff di Emergency all’ospedale di Lashkar-gah ha subito una perdita: Samiullah, un nostro collega infermiere è stato ucciso ieri in uno scontro a fuoco. Si è ritrovato coinvolto in una sparatoria mentre andava a un matrimonio.

Un articolo su ilpost.it tenta di dare qualche spiegazione sui motivi di questa intensificazione recente degli attentati e delle attività militari.

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È IN ARRIVO LA CENA PER EMERGENCY!

L’appuntamento consueto del mese di Marzo, sta per tornare: la data è Sabato 17 Marzo. Ulteriori informazioni seguiranno a breve.

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