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TARGET 105/2018: MESSAGE IN A BOTTLE

Un messaggio in una bottiglia: un modo forse un po’ antiquato di comunicare con il resto del mondo, con chiunque voglia fermarsi un secondo, rallentare, leggere e capire di cosa si tratti.

I gadget di Emergency sono un po’ così: un messaggio in una bottiglia. Indossare una maglietta con il logo di Emergency non è solo una modalità alternativa di fare una donazione: è portare il messaggio di Emergency in giro con noi, è farlo conoscere a tutte le persone che incontriamo, è dire: “Questo è un sogno in cui io credo e sono convinto sia realizzabile: vuoi conoscerlo anche tu?”.

Quando vi avvicinate a un gazebo con i gadget di Emergency, uno dei tanti che i volontari portano in molte piazze d’Italia nel corso di un anno, è come se vi trovaste tra le mani una bottiglia lanciata in mare: sta a voi raccogliere il messaggio e diffonderlo.

Emergency è anche questo. A fianco dell’attività umanitaria, Emergency promuove attivamente una cultura di pace e di rispetto dei diritti umani, che diffonde attraverso incontri nelle scuole, mostre, documentari, spettacoli teatrali, libri, pubblicazioni e tutti i suoi gadget: magliette, felpe, tazze, biro, matite, calendari, quaderni, spille. Ce n’è per tutti e per tutti i gusti!

Per essere aggiornati su tutti gli eventi e la localizzazione dei banchetti potete consultare la pagina dedicata sul sito ufficiale dell’associazione.

Venite a trovarci: non rimarrete delusi!!

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L’ITALIA È TRA I PAESI CHE VENDE PIÙ ARMI

Secondo i dati raccolti dal Sipri (Stockholm international peace research institute), nel quadrienno 2013/2017  l’export di armi dal nostro paese verso i Paesi esteri è cresciuto del 13%, piazzando l’Italia alla nona posizione tra i Paesi esportatori con una fetta di mercato globale pari al 2,5%. Appena lo 0,4% in meno rispetto a Israele. Leggi l’articolo pubblicato sul sito addioallearmi.it.

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LA GUERRA: UNA COSA CHE NESSUNO DOVREBBE AFFRONTARE

Scrive Graziana, infermiera di EMERGENCY a Lashkar-gah, Afghanistan:

Sono passate ormai alcune settimane dal mio rientro dall’Afghanistan.

Sento il bisogno di fare qualcosa, di dover spiegare alla gente che la guerra è realtà, e non è solo le notizie trasmesse dai canali televisivi o l’ambientazione dell’ultimo film in uscita. Ricordo chiaramente quanto fosse strano andare a letto, dopo una faticosa giornata di lavoro, ascoltando cannonate, esplosioni e armi che sparavano. Assordanti ninne nanne che nessun bambino al mondo dovrebbe ascoltare. Ma lì questa è “normalità”.

Non sapevo bene cosa potesse significare tornare a casa e recuperare dopo una missione all’estero, passata a curare feriti di guerra. Spesso mi trovo a pensare a ciò che avveniva quotidianamente a Lashkar-gah, ai pazienti che venivano nel nostro ospedale. Qui in Italia è difficile immaginare di prendersi cura di un uomo con un proiettile nel cranio, di una donna con schegge nell’addome o di un bambino che ha perso la vista a causa di una mina che gli è esplosa in mano. Questo è ciò che ho visto, questa è la guerra e le sue conseguenze: una cosa che NESSUNO dovrebbe affrontare.

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VUOI AIUTARCI CONCRETAMENTE?

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Fai la tessera di Emergency oppure diventa volontario.

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