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TARGET 123/2019: DIRITTI DI NATALE

Quella del 10 Dicembre 1948 dovrebbe essere una data da imparare a memoria, fin da bambini.

In quel giorno, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani con un fine ben preciso e tutt’altro che banale: evitare il ripetersi delle atrocità commesse durante la Seconda Guerra Mondiale.

Lo si dice chiaramente nel Preambolo: “Il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità”. Un po’ come dire: abbiamo fatto uno sbaglio madornale. Mettiamo un punto ora, voltiamo pagina e ricominciamo da capo, vedendo di non ripetere gli errori commessi.

A 71 anni di distanza, però, tirare le somme non è cosa semplice: quante delle speranze di allora sono state realizzate, quante sono state disattese?

La Dichiarazione è molto chiara nel suo messaggio e sancisce i diritti inalienabili di ogni essere umano, senza distinzione di razza, sesso, religione, ideologia politica. Ma nel 2019, ormai quasi 2020, possiamo ritenerci certi della sua applicazione, anche qui in Italia e non solo nel resto del pianeta? Non è una domanda scontata, soprattutto considerando fatti e parole degli ultimi mesi: si sente ancora parlare di razze, di precedenze di alcuni rispetto ad altri, di respingimenti, di soprusi: quanto siamo cambiati da allora, quanto ancora dobbiamo rimboccarci le maniche e darci da fare per realizzare il mandato che la commissione dei Diritti umani ci ha affidato?

Ce ne parla Diritti di Natale, l’articolo che segue in questa newsletter.

Per chi si sentisse poco preparato sull’argomento, vi segnaliamo questo sito, dove potrete misurare la vostra conoscenza della Dichiarazione Universale.

A tutti BUON NATALE dal Gruppo Emergency di Busto Arsizio.

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AFGHANISTAN.
VIOLAZIONI DEL DIRITTO UMANITARIO: GLI ‘INCIDENTI’ CHE HANNO COINVOLTO IL NOSTRO STAFF.

4 Dicembre 2019, Comunicato Stampa

Durante la notte di sabato le forze armate afghane (ANSF – Afghanistan National Military Forces) e le forze armate internazionali (International Military Forces) hanno condotto un’operazione ‘di ricerca’ nell’area di Zokuri Khail, provincia di Ghazni, dove si trova il Posto di primo soccorso di Andar (FAP – First Aid Post), collegato al Centro chirurgico di EMERGENCY a Kabul tramite un servizio di ambulanza operativo 24 ore su 24.

Circa 40 militari con unità cinofile sono entrati nel Posto di primo soccorso di EMERGENCY alla ricerca di membri appartenenti ai gruppi di opposizione armata. Nel FAP, quella notte, erano di turno due infermieri, un addetto alla pulizia e l’autista dell’ambulanza. Non era presente nessun paziente.

Alle insistenti domande degli uomini armati rispetto al tipo di selezione fatta da EMERGENCY all’arrivo dei pazienti, lo staff ha risposto affermando che la nostra organizzazione cura tutti i pazienti che arrivano, nessuno escluso, e soprattutto senza indagare sulla loro posizione politica nel rispetto del diritto umanitario, che prevede l’obbligo di fornire soccorso in maniera imparziale e non discriminante.
EMERGENCY è un’associazione indipendente, neutrale e presta cure a chiunque ne abbia bisogno senza discriminazioni e senza subire condizionamenti.

Nonostante i 4 membri dello staff non abbiano subito violenze fisiche, durante l’operazione, durata oltre due ore, è stato richiesto loro di togliere gli indumenti, e alla fine tutti i cellulari e il registro dei pazienti del mese di novembre sono stati sottratti.

Denunciamo con forza questo episodio che è l’ennesimo, tra tanti accaduti quest’anno, che hanno visto coinvolto il nostro staff.

Leggi il comunicato completo.

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