Schermata 2020-05-15 alle 14.56.36

TARGET 128/2020: DI GUERRA E DI PACE: QUANTO CI COSTANO L’UNA E L’ALTRA

Un recente rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) ci dice che nel 2019 i governi mondiali hanno speso 1.917 miliardi di dollari (1.770 miliardi di euro circa) in armamenti e eserciti, vale a dire il 2,2% del PIL mondiale: dal primo rapporto, uscito nel 1988, è il dato più alto. Rispetto al 2018 c’è stato un incremento del 3,6%, a conferma che l’industria bellica non solo non conosce crisi o flessioni, ma anzi è sempre più florida.

In vetta alla classifica delle spese belliche ci sono gli Stati Uniti (732 miliardi di dollari), seguiti dalla Cina (261 miliardi di dollari). In campo europeo, invece, la Francia è sesta (50,1 miliardi di dollari), la Germania quinta (49,3 miliardi di euro) e l’Italia dodicesima, con una spesa di 26,8 miliardi di dollari. Se volessimo rendere questa spesa “pro capite”, considerando che la popolazione mondiale è composta da 7,7 miliardi di individui, potremmo affermare che per ciascuno di loro i governi hanno speso in armamenti ed eserciti 249 dollari (circa 230 euro). Un’enormità, se si pensa che diverse Agenzie ONU hanno stabilito che l’8% dei lavoratori nel mondo e le loro famiglie vivono con meno di 1,90 dollari al giorno per persona, confermata dal fatto che un solo giorno di spesa militare mondiale (5,25 miliardi di dollari) equivale al budget dell’OMS per il biennio 2018-2019.
Vale la pena di ricordare, in tutti questi numeri, che tali investimenti finiscono col produrre da anni lo stesso dato: il 90% delle vittime delle guerre così ben fornite di armi, bombe, munizioni, caccia bombardieri e sottomarini sono civili, i così detti “effetti collaterali”.

La pace, a livello mondiale, quanto costerebbe, invece?

Circa 150 miliardi di dollari l’anno –pari a un mese della spesa militare mondiale nel 2019- secondo quando stimato dalla Banca Mondiale è quanto gli Stati dovrebbero spendere per garantire acqua potabile e servizi igienico-sanitari di base a chi non ne ha, riducendo in modo netto le malattie infantili.
Oggi, 2020, quasi 2,2 miliardi di persone vivono attualmente senza acqua sicura cui attingere.
267 miliardi di dollari (51 giorni della spesa mondiale militare nel 2019) è invece la cifra che gli Stati dovrebbero spendere per mettere fine alla fame del mondo entro il 2030 23 milioni di euro (6 minuti e mezzo della spesa militare mondiale del 2019) è quanto Emergency ha utilizzato per la realizzazione di un nuovo centro di eccellenza pediatrica in Uganda, a Entebbe, in uno Stato in cui il 40% della popolazione ha meno di 15 anni e ci sono 3 chirurghi pediatrici per un totale di 45 milioni di persone.

Questo vuol dire che con ciò che si spende in armamenti nel mondo, si potrebbero costruire 76.926 centri di eccellenza come a Entebbe (uno ogni 100.000 persone al mondo), garantendo cure medico-chirurgiche, di qualità e gratuite, a chi oggi non può accedervi, evitando che ogni giorno 10.000 persone muoiano poiché senza servizi e strutture mediche.

Uno studio dell’OCSE, inoltre, ha stabilito che gli Stati dovranno raddoppiare le risorse destinate alla sanità entro il 2030, altrimenti, stando alle tendenze attuali, entro un decennio 5 miliardi di persone al mondo non avranno assistenza sanitaria a causa dei costi inaccessibili o della scarsità di strutture e servizi. Sarebbe sufficiente, per evitare un tale disastro, destinare alla sanità l’1% in più del PIL mondiale, ossia metà di quello che invece si sperpera in armamenti.

E se queste sono le cifre mondiali, quali sono quelle italiane?

In un momento in cui il Paese attraversa un’enorme crisi sanitaria, sociale e economica, si continua a investire nell’industria bellica, nonostante si abbiano sotto gli occhi i risultati dei tagli alla sanità, dell’inadeguatezza delle strutture, della scarsità di personale spesso sottopagato, del dramma di persone prive di lavoro e di ammortizzatori sociali, degli oltre 30.000 morti accertati in poco più di due mesi.

Importiamo forniture mediche per 7,7 miliardi di euro l’anno, poiché ciò che produciamo non arriva a coprire nemmeno il 50% del fabbisogno nazionale, ma solo 500 milioni di armamenti. In altre parole siamo più efficienti a produrre armi che materiale sanitario.

Per rendersi conto dell’assurdità di tale scelta basta mettere a confronto cosa abbiamo a livello di armamenti, e cosa invece ci manca in ambito sanitario.

Gli F35 valgono 150.000 terapie intensive.
La portaerei di Trieste? 50.000 respiratori polmonari.
Blindati e un elicottero? 330.000 posti letto o 10.000.000 di mascherine.

Di fronte al Coronavirus siamo un Paese, un mondo, armato fino ai denti ma sprovvisto di DPI, posti letto, professionisti, attrezzature e che permette che decine di migliaia di persone al mondo muoiano perché non curate o, semplicemente, prive di cibo e acqua. Ha senso non proteggere la nostra salute, il nostro benessere, il diritto alla cura, e continuare a coltivare il culto della difesa militare che, in fondo, altro non è se non un business che rende molto a pochi?

Pensiamoci, al prossimo bollettino di guariti, contagiati o deceduti.

———————-

EMERGENCY FA - in Italia e nel mondo. Codice fiscale 97147110155

In Italia e nel mondo, EMERGENCY è in prima linea per offrire cure gratuite a chi soffre le conseguenze di guerra, povertà, epidemie. Perché il diritto alla cura non siano solo parole, agisci anche tu: dona il tuo 5×1000 a EMERGENCY, indica il codice fiscale 97147110155 sulla tua dichiarazione dei redditi.

In Italia e nel mondo, EMERGENCY fa.

https://youtu.be/GX4QAIV8hrw

———————-

12 Maggio 2020, KABUL: OSPEDALE DI MSF SOTTO ATTACCO

“Stiamo accogliendo i primi feriti di quest’esplosione, per ora quattro pazienti, di cui tre con ferite da arma da fuoco e uno colpito da schegge dell’esplosione. Siamo a fianco dei nostri colleghi dell’ospedale di MSF, oggi vittime di un attacco violento a un luogo dove le donne possono partorire in sicurezza.”

Così Marco Puntin, Programme Coordinator EMERGENCY esprime solidarietà ai colleghi che stamattina a Kabul hanno subito un attentato omicida nel reparto maternità nel quartiere di Dasht-e-Barchi, dove secondo Reuters sarebbero morte almeno tredici persone, tra cui donne e bambini appena nati.

“C’è stata una esplosione all’entrata e uomini armati hanno fatto irruzione nell’ospedale – racconta Marco Puntin, Programme Coordinator EMERGENCY -. La violenza ti circonda, in Afghanistan. Questa è una realtà che non possiamo raccontare diversamente.”

A Kabul, secondo la missione delle Nazioni Unite in Afghanistan, nel primo trimestre dell’anno ci sono già state 1.293 vittime civili tra morti e feriti. Nonostante si tratti della cifra più bassa dal 2012, le violenze sono tornate a crescere in maniera preoccupante nel mese di marzo e le morti civili causate da gruppi antigovernativi sono aumentate del 22% rispetto ai primi quattro mesi del 2019.

EMERGENCY è presente a Kabul dal 2001 con un Centro chirurgico che offre cure alle vittime della guerra. Nei primi 4 mesi del 2020 ha ammesso 658 feriti di guerra.

https://www.emergency.it/comunicati-stampa/ospedale-sotto-attacco-in-afghanistan-emergency-abbiamo-accolto-i-primi-feriti-siamo-vicini-ai-nostri-colleghi/

———————-

Schermata 2020-05-15 alle 15.11.11

Diamo il “Bentornata!” a Silvia Romano e non dimentichiamoci che la cooperazione internazionale non è un gioco: richiede preparazione, coraggio e sicurezza. Ce lo ricorda questo articolo pubblicato da unimondo.org

 

Leave a Comment