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TARGET 93/2017 – CI RICORDEREMO ANCHE DELLE VITTIME DI MOSUL?

Mosul è una delle città più importanti dell’Iraq; divisa in due dal fiume Tigri, è anche diventata simbolo della guerra all’ISIS. Da mesi è teatro degli scontri tra l’esercito iracheno e le milizie dell’ISIS: la conquista della città da parte dell’esercito è, infatti, un passo fondamentale verso la ricomposizione dell’integrità territoriale irachena. (…)
Sono circa 30mila i profughi che vivono nei campi di Hassansham e Khazer, a 35 km da Mosul. Dopo aver subito due anni di occupazione militare, la popolazione sopravvissuta presenta non solo ferite fisiche, ma anche psicologiche, diretta conseguenza delle violenze subite o a cui hanno assistito, dalle esecuzioni pubbliche ai combattimenti, vedendo morire amici e parenti. Ancora una volta, sono i civili che pagano il prezzo più alto. (…)
Come avevamo riportato su Target di Marzo, Emergency, in vista dell’intensificarsi delle operazioni militari e su richiesta del Dipartimento di Salute del Kurdistan Iracheno, ha dato il via a una vera e propria corsa contro il tempo per tornare all’ospedale di Erbil, nel Kurdistan Iracheno. (…) Dal momento che gli ospedali vicini alle aree abitate sono inaccessibili o mal funzionanti e molti feriti muoiono a causa dei tempi di trasferimento verso strutture più idonee, Emergency è tornata dunque a essere operativa presso l’ospedale, portandolo a più di 60 posti letto con tre sale operatorie, una zona per gestire le Mass Casualty e uno stock di farmaci in grado di trattare centinaia di feriti.
Le notizie che ci giungono ci parlano di una situazione che vede i civili completamente intrappolati, con Daesh che non lascia possibilità di fuga dai bombardamenti continui: le trovate tutte nel Diario Iraq.
“Tra qualche anno, ci ricorderemo delle vittime di Mosul?” si chiede Giacomo, il coordinatore di Emergency in Iraq.
Leggi l’articolo completo.
Vedi anche il video del reportage di Amedeo Ricucci e Simone Bianchi, realizzato per TV7, il settimanale del TG1.

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L’EUROPA DEVE ESSERE SPERANZA DI PACE E COMPRENSIONE

Comunicato stampa di Emergency in occasione dei 60 anni dalla firma del trattato di Roma, 24 Marzo 2017.

Sessant’anni fa, a Roma, sei capi di stato firmavano i trattati che davano inizio all’unione dell’Europa.
A poco più di un decennio dalla fine della guerra, nazioni che avevano combattuto tra loro decidevano di unirsi per dare corpo a “un’idea, una speranza di pace e comprensione”.
(…) Ma oggi quell’idea originaria basata sui diritti, sulla pace, sui valori di uguaglianza e solidarietà sembra essere un ricordo lontano. I Paesi europei hanno mantenuto la pace dentro i loro confini, ma hanno scelto sistematicamente la guerra di fronte alle crisi internazionali che si sono trovati ad affrontare. E davanti alle conseguenze delle guerre che hanno di volta in volta deciso di intraprendere – terrorismo, insicurezza, migrazioni – la risposta è stata ancora guerra e disprezzo dei diritti umani. L’Europa di oggi si rifiuta di dare rifugio a chi scappa dai combattimenti, sicurezza a chi è perseguitato nel proprio Paese, una vita migliore a chi proprio nell’Europa vede una possibilità di uscire dalla povertà a cui sarebbe altrimenti condannato. Gli ideali originari di inclusione e partecipazione sono stati soppiantati da politiche di esclusione, dentro e fuori dai suoi confini. L’Europa è sempre più una fortezza difesa da muri, filo spinato e accordi disumani con Paesi che violano sistematicamente i diritti umani fondamentali. Non è questa l’Europa che nasceva sessant’anni fa, ma c’è ancora la possibilità del cambiamento che tanti cittadini, organizzazioni e movimenti continuano a invocare.
Insieme a loro chiediamo all’Europa di non restare indifferente alla sofferenza di milioni di esseri umani e dare attuazione alle idee di pace e di libertà che sono alla base della sua fondazione.

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IL NOSTRO GRUPPO ALLA MILANO MARATHON

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Un bell’applauso agli staffetisti Walter, Samantha, Serena, Christian, Giuliano, Luca e Mosè: siete mitici!

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WE COME TO SAVE YOU

Dall’1 gennaio 2017 si calcola siano arrivati via mare in Italia più di 5200 migranti, cifra in crescita continua. Alcuni video diffusi dalla Guardia Costiera italiana su alcune operazioni nel Mediterraneo ci mostrano come funziona un salvataggio e cosa rischiano i migranti. Leggi l’articolo pubblicato da ilpost.it

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